Alimentazione biologica e cucina vegetariana

Da un po’ di tempo il biologico è considerato una moda e gli scandali sui prodotti falsamente etichettati come biologici non aiutano. L’industria dell’agricoltura biologica fatturava in Italia nel 2004 circa 1,4 miliardi di euro. Tale incremento ha generato in questi anni una corsa al biologico da parte di chi era interessato esclusivamente al profitto. Come conseguenza si è generato uno scetticismo nei confronti dell’intera industria.

Perché scegliere il biologico?

L’attuale processo di globalizzazione dell’agricoltura sta incoraggiando uno sfruttamento insostenibile delle risorse per vantaggi a breve termine. “Il 90% della superficie agricola è inondato da pesticidi. Si immettono milioni di tonnellate di fertilizzante chimico nel suolo. Questa chimica intensa uccide ogni anno duecentomila persone, tra gli operai che la producono e gli agricoltori che la utilizzano.  Più di un terzo della superficie coltivata del pianeta è stato degradato ed è stato necessario abbandonarne le terre”. Questo in particolare è l’aspetto più triste dell’agricoltura intensiva. Una volta consumato il terreno non c’è più possibilità di coltivarlo di nuovo.

L’agricoltura industriale si basa sulle monocolture, cioè grandi distese di terra in cui viene coltivato un solo tipo di pianta. L’agricoltura biologica sostenibile tende a valorizzare la biodiversità di un territorio, coltivando diversi tipi di piante. Questo sistema di equilibrio nutre il terreno evitando di farlo impoverire. 

Un altro aspetto da non sottovalutare è che circa l’80% dei campi agricoli viene utilizzato per coltivare mangimi per sfamare gli animali negli allevamenti intensivi. Eppure da questi alimenti vegetali ricchi di proteine noi otteniamo molte meno proteine dalla carne animale. Il modello dell’allevamento intensivo produce un’enorme spreco alimentare, paradossale se si considera che gli allevamenti di bestiame sono la causa principale di deforestazione ed una delle cause principali di emissione di CO2. Tralasciando il fatto che cibiamo con il granturco ruminanti come i bovini nati per cibarsi ad erba e fieno.

E la rivoluzione verde?

Sicuramente “verde” è un termine fuorviante. In origine la rivoluzione verde voleva sconfiggere la fame nel mondo.
Si è adottata un tipo di agricoltura basata sull’utilizzo di fertilizzanti e fitofarmaci per aumentare le rese. Tuttavia la fame nel mondo dagli anni 70 ad oggi non si è debellata, il problema è complesso, soprattutto se si pensa ad altre nazioni lontane dal mondo occidentale, come India e Cina in cui il consumo di carne cresce sempre di più.

“I raccolti diminuiscono, la terra è esaurita, l’acqua inquinata dai pesticidi… . La Rivoluzione industriale non è stata né verde, in termini di sostenibilità ecologica e conservazione del capitale naturale, della biodiversità, della terra e dell’acqua, né rivoluzionaria in termini di maggiore uguaglianza e promozione della giustizia per i piccoli contadini marginali”.

Le nostre scelte in quanto consumatori sono fondamentali. Se è vero che i prodotti biologici sono più cari dei prodotti comuni, consumare meno carne a favore di una cucina vegetariana e consumare frutta e verdura a km 0 potrebbe essere un inizio. “In un’epoca in cui si dovrebbero ridurre le miglia alimentari mangiando cibi freschi e locali, la globalizzazione sta aumentando l’inquinamento da ossido di carbonio allargando le industrie agrarie, la commercializzazione di cibi non locali trattati e confezionati. Il cambiamento climatico obbliga a ridurre le emissioni di CO2, a passare alla localizzazione economica, rispondendo ai bisogni con la minima traccia di carbonio. Invece, la globalizzazione economica costringe ad aumentare le emissioni di CO2. Il trasporto del cibo per via aerea, ad esempio, ha le emissioni più elevate di CO2 per tonnellata. Questa divaricazione totale fra ecologia e economia minaccia di demolire la nostra casa su questo pianeta”.

Per approfondimenti vi consiglio il documentario “Terra” di Yann Arthus-Bertrand e Michael Pitiot, estremamente interessate e suggestivo. Fonti: Il dilemma dell’onnivoro. Michael Pollan; Il pianeta di tutti. Vandana Shiva.

Nicla

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